Esser-ci nonostante il Coronavirus

Sarebbe stato quello che molti di noi sognavano, avere il tempo a disposizione, un tempo non scandito da attività o impegni da svolgere fuori casa, con altri o per altri…
Sarebbe stato ma non lo è del tutto, perchè sentiamo di non aver potuto scegliere…il virus ha imposto, improvvisamente, un cambiamento repentino delle nostre abitudini, abbiamo avvertito di essere stati spinti dentro, abbiamo allentato e alla fine ci hanno preso la mano e fatto chiudere le porte, abbassare le saracinesche, silenziare le voci nei vicoli.

Spazi abituali, quotidiani acquisiscono nuove sembianze, si fanno pieni di un tempo tutto da vivere e condividere in solitudine, con i/le propri/e compagni/e, i propri* figl* e gli/le amici/che a quattro zampe. Siamo tutt* “costrett*” a confrontarci con un tempo interno, intimo, domestico…incontriamo l’impotenza, la perdita di controllo, il sentirsi sospes*, in attesa…abbiamo paura. La paura immobilizza, anche perchè non si può fuggire.

Guardiamoci intorno però…dove siamo? con chi siamo? quale opportunità possiamo sbirciare in questa situazione emergenziale?

Il virus l’abbiamo subito tutt* e alcuni tra noi più di altr*, penso ai malat*, ma anche agli/alle operaie le cui fabbriche continuano a produrre…perchè anche in questi frangenti certe realtà sembrano essere immuni, intoccabili.

C’è un modo però per provare a re-agire a tutto questo…da soggetti che subiscono passivamente il fermo a uomini e donne che riempiono attivamente questo imprevisto. Ri-contattiamo la possibilità di stare con noi stess*, di assaporare l’hic et nunc di Orazio memoria…no non è un invito ad essere tutti un po’ Pollyanna e vedere in tutto quello che ci accade del bene, ma una ricerca costante di crescita, perchè anche qui possiamo incontrare delle parti di noi per la prima volta o re-incontrarle in un modo nuovo, darle e darci un’altra possibilità di venire alla luce.

Abitiamoci, parafrasando un romanzo di Gioconda Belli, oggi e per i prossimi giorni viviamo le nostre stanze fisiche e psichiche, permettiamoci di ascoltare tutte le emozioni che questo tempo ci sta facendo sentire, curiamo la “parola” che diventa con-tatto e vicinanza in assenza del corpo che avvolge e sfiora, immaginiamo di essere al 31 di dicembre, giorno in cui la maggior parte di noi si ritrova a fare bilanci ma a questo giro abbiamo più tempo per so-stare nei nostri propositi, per trovare la via, per recuperare ciò che avevamo tralasciato.

Sono giorni di convivenze necessarie, non sempre facili a viversi, ci sono famiglie che sperimentano una nuova stagione dello stare, oscillando tra il piacere della condivisione e la ricerca di nuovi equilibri e convivenze che l’amore l’hanno perso da tempo e in queste condizioni neanche un’ora d’aria dalla violenza a far riprendere il respiro e poi ancora convivenze fatte di astinenza dalla dipendenza. C’è chi nel ristretto restringe la sua possibilità di salvarsi. Teniamolo a mente.

 All’’esistenza multipla, variegata, complessa, mai lineare  è stato chiesto di neutralizzarsi, rispettiamo il NOI che ci fa sentire obbligo lo stare dentro, ma conserviamo, tuteliamo, alimentiamo l’Io, non in un’ottica egoistica-individualistica, ma di approfondimento e conoscenza di se e dei propri bisogni, ascoltiamo e assaporiamo le nostre possibilità…ricordiamoci ancora una volta di avere Potere, anche in questo momento, di poter rendere un giorno presenza o lasciarlo andare…

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