Il mio approccio terapeutico


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La psicoterapia ad orientamento psicodinamico-psicoanalitico, a cui faccio riferimento, è un processo interpersonale e consapevole che si fonda sul rapporto umano tra paziente e terapeuta, e su di un fine elaborato in comune, volto solitamente a modificare situazioni di sofferenza con mezzi prettamente verbali, attraverso un percorso che favorisce una maggiore conoscenza di sé e del proprio mondo interiore. Gli strumenti di cui tale approccio si avvale sono l’ascolto attivo, l’accoglienza, l’assenza di giudizio, l’empatia, l’esplorazione di contenuti consci e inconsci, l’analisi dei sogni, l’interpretazione e la partecipazione attiva del paziente al proprio processo di cambiamento. Viene rivolta particolare attenzione ai significati personali dell’esperienza, incoraggiando una graduale ricerca di senso, una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e dinamiche psichiche, e quindi anche dei vissuti e dei comportamenti che vanno ad ostacolare la piena espressione della personalità. Non è previsto l’uso del lettino, ma l’utilizzo di due poltrone che rendono possibile lo svolgimento del colloquio vis à vis, proprio perchè terapeuta e paziente co-costruiscono insieme il percorso terapeutico, l’uno con le proprie competenze e esperienze, l’altro con la propria storia e le proprie emozioni.
Nel mio lavoro cerco sempre di individuare e far riconoscere al paziente la sua parte più sana e luminosa e mettere l’accento su di essa; è la parte sana da cui il viaggio può ricominciare, facendo convergere l’attenzione del paziente non sui suoi limiti, ma sulle sue risorse.
Lungi dal dare risposte preconfezionate e risoluzioni magiche, la psicoterapia ad orientamento psicodinamico-psicoanalitico pone al centro dell’attenzione l’unicità e la complessità dell’individuo, il valore di ciascuna storia.

I miei modelli teorici di riferimento sono le teorie delle relazioni oggettuali, la teoria dell’attaccamento, l’infant research e il lavoro di Alice Miller.